C’era una volta… Ecco la storia di un ragazzo che aveva un sogno nel cassetto. Nasce in 1953 a Brunico, in Alto Adige, ma è romano a tutti gli effetti. All’anagrafe è Giovanni Moretti, ma per tutti è solo Nanni. Figlio di due professori, è cresciuto a Roma, tra libri, scuola e una grande passione per il cinema.
Da adolescente passa molto tempo in piscina, dove gioca a pallanuoto, una passione che lo porterà fino alla nazionale italiana juniores. Ma ad appassionarlo sono anche la politica e le sale cinematografiche. Guarda i film degli altri e sogna di raccontare le proprie storie.
Dopo il liceo, Nanni ha pochi soldi e non conosce nessuno che conti nel mondo del cinema. Ma non ha intenzione di aspettare. Vende la sua collezione di francobolli e compra una piccola cinepresa Super 8. Con pochi mezzi e alcuni amici come attori, comincia a filmare il mondo che conosce: i giovani della sua generazione, le loro discussioni politiche, le loro paure e la difficoltà di trovare il proprio posto nella società.
Davanti alla macchina da presa veste spesso i panni di Michele Apicella, un giovane nervoso, ironico e pieno di dubbi. Michele non è certo un eroe: parla molto, critica gli altri e si arrabbia facilmente. Vorrebbe cambiare il mondo, ma non sa sempre da dove cominciare.
Questo personaggio ritorna in diversi suoi film, fino a Palombella rossa, nel 1989. Moretti interpreta un politico comunista colpito da amnesia e impegnato in una partita di pallanuoto. In piscina finiscono così per incontrarsi le due grandi passioni della sua giovinezza: lo sport e la politica. Attraverso Michele Apicella, Nanni Moretti racconta un po’ sé stesso e molto dell’Italia. Per lui le parole contano, e contano moltissimo. Non sopporta né i discorsi vuoti né chi parla senza riflettere.
In Palombella rossa, Michele Apicella grida una frase diventata uno dei simboli del suo cinema « Le parole sono importanti! »
Nel 1986, Nanni Moretti fonda insieme al suo produttore Angelo Barbagallo la casa di produzione Sacher Film. Cinque anni dopo, i due rilevano una vecchia sala cinematografica nel quartiere romano di Trastevere. Il 1° novembre 1991, il Cinema Nuovo Sacher apre i battenti. Il nome è un omaggio alla Sachertorte, il celebre dolce al cioccolato austriaco di cui Moretti va matto e che era già comparso in una scena diventata di culto del film Bianca.
Con questa sala, Moretti non vuole limitarsi a proiettare i propri film. Vuole anche difendere le opere che ama, far conoscere nuovi registi e preservare un certo modo di fare e vivere il cinema. Girare film non gli basta: vuole anche offrire loro uno schermo.
Poco alla volta, Nanni Moretti comincia a raccontare la propria vita in modo sempre più diretto. Nel 1993, con Caro diario, smette di nascondersi dietro il personaggio di Michele Apicella. Ora è semplicemente Nanni. In sella alla sua Vespa attraversa una Roma quasi deserta, osserva i palazzi, le strade e le persone, visita le isole Eolie e racconta anche la sua malattia e l’odissea affrontata prima di ricevere la diagnosi giusta.
Il film ha la forma di un vero diario intimo: mescola momenti comici e dolorosi, le cose che ama e quelle che lo irritano. La sua vita si fa cinema e il cinema diventa il suo diario.
A distanza di qualche anno, riprende il filo del suo diario con Aprile. Il film si apre nel 1994, quando Silvio Berlusconi vince le elezioni politiche. Nanni Moretti guarda con preoccupazione a quell’Italia che sta cambiando. Davanti a un dibattito televisivo, implora il leader della sinistra Massimo D’Alema di reagire: « D’Alema, di’ qualcosa di sinistra! »
Ma proprio mentre cerca di raccontare i cambiamenti che stanno sconvolgendo il suo paese, anche la sua vita privata prende una nuova direzione: la sua compagna aspetta un bambino. Quando suo figlio Pietro nasce, nell’aprile del 1996, il dibattito politico non scompare, ma deve ormai fare spazio ai biberon, ai pannolini e alle preoccupazioni di un giovane padre. Aprile racconta proprio questo: un uomo che cerca di capire il proprio paese mentre impara a essere padre.